Header Ads


La Marca della sovversione venetista - 2

"Legaland" di Sebastiano Canetta ed Ernesto Milanesi (Manifestolibri 2010) è un reportage nel Nordest profondo. Un volume da leggere, a mio giudizio, per la particolare pertinenza con i temi di questo blog. Soprattutto il capitolo che ricostruisce le vicende dell'ultima "banda armata" indipendentista. Perché dietro le sparate cicliche di Bossi sulle centinaia di migliaia di armigeni decisi a tutto per la libertà della patria padana, c'è il fermento reale di piccoli gruppi radicali che, sulla falsariga dei brigatisti di un quarto di secolo fa, vivono come pesci nel brodo primordiale dei territori controllati dalla Lega. E' disponibile on line il capitolo che ricostruisce questa vicenda. Questa è la seconda parte. Qui potete leggere la prima.

Quella dichiarazione (mancata) di guerra di Sebastiano Canetta ed Ernesto Milanesi
primi segnali dell’eversione risalgono al 20 agosto 2009. Alle 9.20 del mattino si attiva un cellulare intestato al Comune di Cornuda. Al telefono Gallina parla con lo zio che vuole sapere se il «lavoro»
prosegue bene. «Sempre meglio» fa sapere il capo dei vigili. E aggiunge: «Fra un po’ si cambia anche polizia, quindi meglio di così. Preparati a cambiare bandiera. Non sto scherzando: non sono mica da solo, Non parlo perché vado all’osteria. La cosa è molto più vasta». Il parente esprime perplessità per una strategia quanto meno azzardata, ma Gallina lo rimprovera: «Bisogna morire per i bambini, per le future generazioni, per dare la svolta e interrompere l’incubo di questa Italia di merda. Se tutti si tirano indietro i tuoi figli faranno una vita anche peggio della tua».
Il 1° agosto 2009 mezz’ora di conversazione tra Palmerini e Quaglia rivela grado e livello dell’organizzazione. Affiorano anche i primi dissidi tra il presidente del tribunale veneto e l’esponente della Life. Al centro dello scontro un decreto che suona come una dichiarazione di guerra all’Italia.
Palmerini è convinto che gli «sbirri» si siano spinti oltre i confini della legalità e anche del buon senso. Rilegge al telefono il documento predisposto dall’ala militare del gruppo. «Qualsiasi atto o azione posta in essere nel territorio dello Stato delle Venezie da stati, enti, organizzazioni straniere che comprometta la sovranità del popolo veneto, sarà considerato un atto di guerra». Poi chiede spiegazioni: «Ma cosa vuol dire stranieri?». «Può essere un italiano, un austriaco o un ente greco…» risponde Quaglia.
Palmerini insiste. Vuole capire il senso di una «bomba» non solo verbale: «Intendi qualsiasi atto? Tu non puoi dichiarare guerra perché uno ha fatto una pisciata non autorizzata». Segue la replica piccata del portavoce della Life: «Ma sono loro che dichiarano guerra». Il contrasto tra i due appare insanabile: «Ti rendi conto che qualsiasi atto vuol dire…un vigile che ti dà una multa, secondo quello che avete scritto. Non ti sembra un po’ ridicolo?» obietta Palmerini.
Quaglia non si scompone: «Potrebbe essere un atto di oppressione fatto in un territorio…» A nulla serve il tentativo di Palmerini di riportare il lume della ragione nella Polisia: «Ma siete cretini? Capite cosa state dicendo? Se io pubblico questa cosa tu devi capire che se domani un tizio spara alle spalle a un poliziotto che gli ha dato una multa, è legittimato a farlo in quanto il poliziotto ha fatto un atto di guerra».
Nessun problema per Quaglia. L’importante è che «prima ci sia una comunicazione a tutte le autorità italiane che sono presenti sul territorio». «Sì, ma se questa cosa viene fuori scoppiano le bombe subito. Le mettono gli italiani e dichiareranno che siete stati voi. E con questa scusa manderanno i carri armati!» avverte Palmerini. Il 5 settembre presenterà le dimissioni dal gruppo. «Parlate sempre di guerra e di armi» accusa.
Altrettanto surreali erano sembrate le registrazioni del 31 luglio, quando Bortotto, ministro dell’Interno dello Stato delle Venethie, aveva contattato Merotto per discutere la foggia delle uniformi per i «patrioti». Si evidenzia l’inquietante edonismo degli eversori veneti preoccupati da modello, taglio e qualità delle divise dell’esercito di liberazione. «Stamattina siamo andati in una ditta e abbiamo trovato a 25 euro la camicia con tutti gli stemmi stampati sopra – racconta Bortotto – Potrebbe diventare il fornitore ufficiale, quindi ci farebbe ancora meno» e ancora: pantaloni neri e camicia grigia o bianca. Che ne dici?». «Bianca è delicata» avverte, da buona massaia, Merotto.
Seguono scambi di opinione sui modelli in voga. Per Bortotto l’ideale sarebbero fotocopie dei bobby londinesi «con l’aggiunta del bomber durante l’inverno».
Sembra la preparazione al Carnevale. Ma non si tratta di un ballo in maschera. Lo prova il verbale di intercettazione del 20 agosto 2009, quando Gallina riassume a Bortotto la conversazione con Mario Turchetto, vicesindaco di Cornuda, in buoni rapporti con un commerciante di Ponzano che vende buffetteria militare a buon prezzo.
Bortotto spiega: «Per i cinturoni operativi abbiamo trovato quelli a 9 euro, come quelli che avevo io in Calabria». Unico problema: «Le tute, a 33 euro l’una, sono di un blu un po’ chiaro». Poco male: «Andiamo in lavanderia da Marco, le facciamo colorare di scuro e siamo a cavallo. Le facciamo come le tute di volo degli elicotteristi della polizia» precisa Bortotto.
È un delirio senza limite: «Siamo già d’accordo: se domani avessimo l’Accademia ci fornisce tutto lui. Anche il lavaggio. Siamo andati a vedere su www.forzespeciali.it e lì ci sono i cinturoni coi buchi come quelli che avevo alla Celere».
Le intercettazioni della Digos proseguono per tutto agosto. Così la questura di Treviso viene a sapere che il 6 settembre 2009 è previsto l’esordio in pubblico della Polisia. In teoria si tratta solo di sfilare in divisa durante una manifestazione pubblica a Cittadella, nel Padovano. (2-continua)


















Nessun commento:

Powered by Blogger.