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Archiviamo il dossier rossobruni, a colpi di replay

E' una questione un po' vecchiotta, quella dei rosso-bruni. L'avevamo notato subito che i materiali rimessi in circolo da Evangelisti erano datati, ma la cosa oramai ha preso un andamento decisamente grottesco. Contropiano, espressione editoriale della Rete dei Comunisti, una realtà romana di proletari attivi sul territorio e nei servizi (con uno spicchio di dna stalinista sopravvissuto a ogni ondata movimentista) rilancia l'offensiva contro l'ambiguità dei comunisti comunitaristi (ma fino all'altro giorno non si era lamentata che nel sito di Comunismo e comunità ci fosse il proprio link) ripubblicando un pezzo di tre anni fa. 


"A volte ritornano" prendeva spunto da una serie di episodi di violenze, collegando il "rigurgito neofascista" al clima politico di svolta a destra, di crisi e fallimento dell'intellighentsia di sinistra, con qualche spunto di riflessione non privo di pregio. A questo contesto finiva per ricondurre la nascita di una "zona grigia" (che è l'equivalente della cromatura rosso-bruna per Evangelisti):

"Alcuni intellettuali provenienti anche da ambiti marxisti, hanno fatto il cosiddetto “salto della quaglia” e nell’ansia di “rinnovamento” della propria posizione intellettuale (spesso alla ricerca di una originalità che dia visibilità mediatica, accademica o editoriale), si stanno di fatto accodando alla canea di “dissociazione” dilagante dalla storia e dalla cultura del movimento comunista nella affannosa ricerca di una “nuova identità”.  Questa che spesso è una involuzione decisamente individuale (ed individualista) alimenta una “zona grigia” che dà nuova linfa a vecchi arnesi della destra fascista italiana ed europea, e questo sia attraverso l’affermazione di una nuova ideologia detta “comunitarista” (affermando che il giovane Marx ne aveva già abbondantemente descritto le potenzialità e particolarità !!), sia producendosi in critiche feroci nei confronti dell’esperienza storica precedente che ha caratterizzato la formazione sia dei partiti comunisti che dei paese del cosiddetto “socialismo reale”. 

Questi settori intellettuali, sono stati molto spesso ostracizzati e centrifugati dal ceto politico dominante nella sinistra (lo stesso contro cui Contropiano conduce da quindici anni una aperta battaglia politica e culturale), che li ha spinti ai margini o dal di fuori dei circuiti accademici, editoriali e istituzionali conformatisi dagli anni Ottanta ad un insopportabile politically correct e privati di ogni istanza o ambizione antagonista e di classe. Questi studiosi “post-comunisti”, dopo anni di isolamento sia politico che sociale, stanno oggi trovando nuovi spazi nella “zona grigia” maneggiata dalle pubblicazioni e dai circoli post-fascisti (?), approfittando del disorientamento e della disinformazione che vengono distribuiti a piene mani a destra e a manca (complici anche le abiure e le dissociazioni che vengono fatte da personaggi ex comunisti o di sinistra)". 

Da parte di "Comunismo e comunità" (all'epoca ancora usavano la sigla di 'Comunità e Resistenza') non hanno perso tempo e al post riciclato hanno risposto "misura con misura", riproponendo la replica d'annata. Anche in questo caso non manca qualche perla, come l'osservazione, tipica di certe tendenze di ultragauche, che sinistra e comunismo sono termini politicamente e logicamente contrapposti, altro che tentativi di nuove sintesi trasversali:

A parte la smania “cromatica” dell’autore, che sembra scrivere un feuilleton d’epoca, quest’ uomo non ha capito un beneamato...! Primo, perché non esiste nessuna “ideologia comunitarista”, essendo il Comunitarismo una corrente filosofica che vede oggi in Costanzo Preve uno dei suoi migliori interpreti italiani e, soprattutto, perché esso in politica è lo spunto di premessa teorica di un Comunismo delle Comunità che lo dice il nome stesso (Contropiano va aiutata un pochino a comprendere come i lettori intuiranno…) non è certo di “sinistra” ma questo si...fieramente Comunista.

Guarda caso l’editoriale dell’ultimo numero di Comunità e Resistenza, rivista che si ispira a questo filone di pensiero, è dedicato proprio alla lotta di classe ed ad una sua nuova possibile declinazione, ma deve essere sfuggita agli occhiuti redattori diContropiano come del resto deve essere loro sfuggito il crollo del Muro di Berlino, quello dell’URSS e la “classe” non è piu’ quella di 30 anni fa... Ma tant’è…non ci meraviglia. 
Oltre il riciclaggio polemico, comunque c'è da segnalare anche la nota ufficiale di replica ad Evangelisti del laboratorio comunitarista, che non elude la questione principale:
" Alcune delle persone che partecipano a questo laboratorio anni addietro hanno militato in formazioni dell’estrema destra. I loro nomi e le loro storie politiche personali sono a tutti noti. Nulla è stato nascosto, e queste persone hanno compiuto un percorso individuale trasparente che le ha condotte a rigettare la loro precedente collocazione tramite una sofferta autocritica  (sofferta perché variamente pagata sulla propria pelle, anche a duro prezzo). Ciò per altro non è un fenomeno nuovo nella storia del movimento anticapitalista.  Il percorso che ha portato queste persone alla militanza comunista – del tutto controcorrente in un’epoca che vede ricompensati passaggi in senso opposto: dalla sinistra alla destra – è stato oggetto di discussioni non reticenti. Gli altri partecipanti, infatti, sono persone che da sempre sono impegnate nell’area comunista e hanno storie personali e persino familiari che non permetterebbero loro di accettare nessun tipo di compromesso col fascismo o con alcuna delle sue singole espressioni, come il nazionalismo, il razzismo e l’antisemitismo. Elementi rifiutati anche dai più giovani che si sono avvicinati alla riflessione politica in tempi più recenti e non hanno pertanto pedigree di sorta da “esibire”."

Che sono esattamente gli argomenti e gli impegni presi sette anni fa, quando ci fu la prima querelle, innescata dalla partecipazione del gruppo umano di fuoriusciti del Fronte nazionale, già arricchito di qualche presenza di compagneria, al Campo antimperialista di Assisi. E con quest'altro ritorno al passato speriamo di poter considerare chiuso il caso.

7 commenti:

  1. Operazione Baygon riuscita. Su Radio Città Aperta e Contropiano non esiste più l'articolo di Evangelisti; neppure in archivio.
    Resta, ancora, la dovuta spiegazione di un comportamento da struzzo: nessuna risposta alle domande da me sollevate.
    Stefano Moracchi

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  2. Questa è una manovra sporca per colpire la rete dei comunisti. In certi ambienti si mormora che dietro ci sia Salvatore Bonadonna che ha agito per conto dei radicali...

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  3. Queta è una grossa stronzata, Contropiano(rdc-rca) poteva evitare di pubblicare sul sito l'articolo infamante di Evangelisti e un loro vecchio articolo "a volte ritornano", ma non hanno resistito, farsi superare da Evangelisti, scherziamo.

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  4. Salve

    provo a rispondere, Ugo, alla tua domanda: «È lecito a un dirigente giovanile della destra radicale approdare, al termine di un percorso pubblico e aperto, a posizioni di estrema sinistra che trovano il conforto teorico di un intellettuale rigorosamente marxiano?». Secondo me un “percorso” di tal genere non si può assolutamente escludere in linea di principio ed andrebbe anzi auspicato. La vicenda che tu richiami di “Comunismo e Comunità” (ieri Comunità e Resistenza, l’altro ieri Comunitarismo, prima ancora Rosso è Nero, più una serie di siti e sigle che appaiono e scompaiono senza alcuna spiegazione del perché dei vari trapassi) solleva più di una perplessità politica. Mi interessano adesso non le vicende di un singolo (che poi di un nutrito gruppo proveniente da filoni diversi della fascisteria si tratta) e lascio pure stare contiguità con figure della fascisteria che hanno figurato nel comitato di redazione ben oltre, nel tempo, l'assunzione della definizione di "comunisti comunitaristi".

    Ci si proclama fautori del Comunitarismo, senza spiegare in cosa questo consista. Il nulla permane anche dopo la lettura di quell’“Elogio del Comunitarismo” scritto dal nume tutelare del gruppo, Costanzo Preve, che dirà anche cose interessantissime ma sul tema sostanzialmente produce aria fritta. Pensatore, Preve, sicuramente di grande cultura e notevole spessore teorico, ma di cui rimarrà nella storia come una macchia indelebile l’aver svenduto la propria storia teorica e politica per farsi pubblicare dai kameraten i propri saggi, tarati in modo tale da essere ben graditi dai vari editori e dalle rispettive aree (adesione ad idee forza come comunitarismo e eurasiatismo, pur con qualche debole distinguo; critica alla tradizione di sinistra e al marxismo letta 'a destra' come avallo delle proprie istanze 'storiche'). Esistono schiere di pensatori e scrittori emarginati perché “eretici” nella storia della sinistra tradizionale che non per questo sono corsi a scrivere per editori nemmeno “rosso-bruni”, ma proprio neri (perché cos’altro sono Casa del Veltro e Settimo Sigillo?), che di certo accettano di pubblicare non per mecenatismo ma perseguendo proprie ragioni ed interessi politici. E al riguardo metto un punto provvisorio.

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  5. (continuo)
    Più in generale, a prescindere dalle inesattezze dell’articolo di Evangelisti, il dato di fatto incontrovertibile è che, all'interno della galassia eurasiatista, comunitarista e via discorrendo, concorrono o sono presenti questi fattori : a) co-partecipazione di elementi che non hanno affatto troncato con la tradizione "neofascista" in senso lato (vedi Mutti o i cosiddetti "socialisti nazionali", ecc.), b) spunti, richiami, istanze il più delle volte cospirativi che ricordano più il fascismo originario che non un'analisi materialistica di ascendenza marxiana o marxista, c) contiguità culturali di fondo che, con linguaggio apparentemente adeguato ai tempi, ripropongono idee e tesi tipiche della destra radical (plutocrazia, centri occulti, Europa-nazione, Impero, comunitarismo, gerarchia, ecc.). Lo stesso "refrain" sul superamento delle categorie di “destra” e “sinistra” è roba vecchia, un mantra litaniato da decenni da settori di destra radicale nel solco della vecchia (infondata) tesi del "fascismo storico al di là della destra e della sinistra" e cercare di far passare certo pattume ideologico d'epoca. Si può discutere sull'evanescenza da un po' della categoria di "sinistra" (non direi però tale per quella ben viva e articolata di "destra"), ma resta il dato di fondo più significativo e sostanziale di una continuità metaculturale che informa l'azione di queste per ora solo frange politiche.

    Insomma, io tutto questo cambiare idee, questo "nuovo", questi "strappi radicali", non è che li veda. Vedo affinità e contiguità di idee con il passato e tra diversi gruppi oggi. Leggo ciò che scrivono i vari filoni della (post?)fascisteria e della piagnoneria oltrista che si vuole incompresa e vittima. Non basta definirsi comunista o antifascista. Rispettivamente così ieri si definiva un Freda ("comunista aristocratico") ed oggi un Fini. Qui bisognerebbe entrare innanzitutto sul piano delle idee e secondariamente su tizio e caio. In tal senso, torno a chiedere: cosa c'è di "nuovo"? Le inesattezze qua e là circostanziali di un Evangelisti certo non aiutano a far esplodere ambiguità. Forniscono solo depistaggi.

    Marco

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  6. Marco,

    cercherò nei miei limiti di rispondere:

    a) come mai persone provenienti dalla destra radicale si siano ritrovate o riunite ho cercato di spiegarlo nella mia lettera aperta ad Evangelisti;

    b) la pubblicazione di Preve per case editrici fasciste è stato un errore politico. Lui ha voluto presentarsi come "spirito libero" per cui le cose vanno giudicate nel merito e non nel contesto. Ma questo è un errore perchè può portare, come è evidente, a dei frantendimenti. Entrando però nel merito: lei ha letto quei libri? Cosa ci ha trovato di contiguo al fascismo vecchio o nuovo?

    c) per quanto riguarda la seconda parte del messaggio è condivisibile per i gruppi parafascisti ma con Comunismo e Comunità non c'entra proprio nulla e se si scrivono queste cose vuole dire che ci si basa soltanto sul "sentito dire" e sul "gossip" da Internet. Basterebbe leggere la presentazione presente sul nostro sito: http://www.comunismoecomunita.org/?page_id=21

    dove risulta evidente che:
    a)tutti gli esponenti di Comunismo e Comunità non hanno alcun legame col neofascismo anche perchè, a parte quei pochissimi elementi che vengono da destra, la maggior parte dei suoi esponenti proviene da una tradizione comunista ed antifascista;
    b) nessuna visione cospirativa e complottista guida l'analisi MARXIANA del laboratorio politico-culturale di Comunismo e Comunità sugli avvenimenti internazionali ed economici;
    c) quali sarebbero le contiguità culturali con la destra? Marcuse, Lukacs, Pasolini? (gli autori trattati sul sito e sulla rivista);
    4) il refrain su destra e sinistra non ha nulla a che vedere o spartire con la visione del fascismo che supererebbe destra e sinistra. Vuole solo significare una diversità tra comunismo e sinistra nelle prospettive e negli obiettivi. Inoltre vuole dire che,oggi, in Occidente (perchè nelle altre aree del mondo la situazione è ben diversa) destra e sinistra sono due termini storicamente finiti, avendo la stessa visione in campo economico, politico ed internazionale(la guerra contro la Serbia non l'ha scatenata Berlusconi ma il "sinistro" D'Alema).

    La verità insomma è molto diversa da quello che lei scrive. Una visione che porta a confondere "questione nazionale" con "nazionalismo" e "razzismo", confondere la lotta antimperialista con l'antimericanismo a priori fascistoide e nazistoide (a la Terza Posizione, etc) ed euroasiatista (con annessa accusa di geopoliticismo e di abiura della lotta di classe - che chi ci accusa non sa nemmeno più cosa vuol dire, a meno che non la scambino con la "lotta" di Vladimir Luxuria all'Isola dei Famosi o alla "lotta" di Obama per la Casa Bianca), e infine eguagliando "antisionismo" e "antisemitismo" (ciò che pretendono da sempre i dirigenti israeliani e che Napolitano cerca di proporre ogni anno, con il plauso di Fini, Alemanno e gente di questo tipo che è diventata antifascista quel tanto che basta per essere filoamericana e filosionista).

    Rodolfo

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  7. Guarda Marco, volevo darti una risposta articolata, ma leggendoti bene, trovo malafede e inesattezze, come sempre, negli anni abbiamo dato tutte le risposte dovute, ma vedo che non serve.
    Alcune precisazioni.
    1)I cambiamenti di nome delle riviste e dei siti seguono l'evoluzione teorica del Laboratorio, ed ogni volta è stato spiegato.

    2)E' inesatto dire che nel Laboratorio di Comunismo e Comunità sia approdato un "nutrito gruppo proveniente da filoni diversi della fascisteria", sono il primo a cui dispiace, ma siamo solo 4/5 il resto sono tutti provenienti dalle fila comuniste o vergini.

    3)Noi rispondiamo soltanto per quello che riguarda il nostro agire politico e per il nostro lavoro teorico, tutto reperibile sul nostro sito, www.comunismoecomunita.org, e sulla rivista "Comunismo e Comunità", il resto sono solo infamie.

    4)Per quanto riguarda il Comunitarismo abbiamo detto più volte che non esiste nessuna “ideologia comunitarista”, essendo il Comunitarismo una corrente filosofica che vede oggi in Costanzo Preve uno dei suoi migliori interpreti italiani.

    5)Noi, con le stronzate che ha scritto sopra,che c'entriamo? Ci posta qualche nostro scritto che avvalori le sue stronzate, grazie.

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